Transizione 5.0 nel 2026: le scadenze imminenti e il rebus degli incentivi

6 Febbraio 2026, 10:02, di Anna Fabi

Il piano Transizione 5.0 entra in una fase cruciale in questo avvio di 2026, tra scadenze imminenti per le vecchie comunicazioni e un’incertezza diffusa sulla disponibilità di nuove risorse.

Per le imprese che hanno già avviato i progetti, la priorità è farsi approvare le domande già ritenute ammissibili. Intanto, il mercato attende intanto risposte chiare sulle regole di raccordo tra il vecchio paradigma 4.0 e i nuovi obiettivi, necessari per non perdere l’accesso alle agevolazioni.

In scadenza la conferma bonus 5.0 già prenotati

Dal 30 gennaio 2026, il GSE ha ufficialmente abilitato le funzionalità per l’invio delle “comunicazioni di conferma del completamento” degli investimenti. Questa finestra riguarda esclusivamente i progetti già dichiarati tecnicamente ammissibili e inseriti nelle graduatorie precedenti. Le imprese hanno l’obbligo di attestare non solo l’avvenuta interconnessione dei beni ma anche il raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica certificati ex-ante.

Il mancato invio di questa documentazione entro il termine del 28 febbraio (prorogato rispetto all’originario 28 febbraio) comporta la decadenza automatica dalla prenotazione del credito, liberando risorse che andranno ad alimentare le liste d’attesa. In un contesto di budget limitato, la precisione nella rendicontazione finale diventa l’unico scudo contro la revoca degli incentivi.

Attenzione: per gli incentivi Transizione 4.0, invece, il termine per le comunicazioni di completamento investimenti è stato prorogato al 31 marzo 2026

Il nodo 2026 restano le liste d’attesa e le risorse residue

Nonostante l’entusiasmo iniziale, il sistema si trova di fronte a un collo di bottiglia finanziario. Molte imprese risultano attualmente in una “lista d’attesa” per il credito d’imposta, in attesa che le rinunce o i mancati completamenti dei progetti precedenti sblocchino i fondi necessari. La legge di conversione ha introdotto alcuni chiarimenti, ma non ha ancora risolto il tema della copertura totale per le nuove domande presentate nel 2026.

Inoltre, l’orientamento del MEF resta improntato alla massima prudenza: il raccordo con il sistema del nuovo iperammortamento 2026 è ancora oggetto di interpretazioni tecniche complesse. Molti macchinari già ordinati sotto il regime 4.0 faticano a “traslare” nel 5.0 a causa dei rigidi requisiti energetici che non erano stati previsti in fase di acquisto iniziale.

Le incognite tecniche sui requisiti dei Bonus 4.0 a 5.0

La sfida principale per i consulenti e le imprese riguarda la coesistenza dei due regimi. Mentre l’Iperammortamento si focalizza sulla digitalizzazione (interconnessione), la Transizione 5.0 aggiunge lo strato del risparmio energetico (almeno il 3% per struttura produttiva o 5% per processo). Molti progetti “ibridi” sono attualmente fermi per il dubbio sulle regole di cumulabilità o sulla possibilità di declassare un progetto 5.0 a 4.0 in caso di mancato raggiungimento del target green.

Le aziende devono prestare massima attenzione alle certificazioni: una documentazione tecnica incompleta o un errore nel calcolo del risparmio energetico potrebbe non solo annullare il bonus 5.0, ma compromettere anche l’accesso al credito d’imposta ordinario, lasciando l’investimento privo di copertura agevolata.

In attesa di ulteriori circolari esplicative che definiscano il perimetro d’azione per il resto del 2026, il consiglio è quello di procedere con verifiche tecniche asseverate estremamente cautelative, privilegiando la certezza del diritto rispetto alla massimizzazione del beneficio teorico.

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